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Botteghe artigiane

Creato: 06 Dicembre 2013 Pubblicato: 06 Dicembre 2013

Botteghe Artigiane - Sportello bussola

Ieri a Civitavecchia, nell’Aula Pucci si è svolto un Convegno di Studio dove si è parlato di sviluppo economico, di imprese industriali e artigianali del territorio. Molti gli ospiti importanti.

Il sindaco della Città di Civitavecchia e quello di Tolfa, l' Autorità Portuale, il Direttore Regionale dell’INAIL e  dell’INPS, il Cna, il Direttore Sanitario dll’ASL-Rmf. Tra gli altri relatori importanti c’erano anche i nostri ragazzi con un discorso scritto interamente da loro così intitolato: I NOSTRI PASSI NEL FUTURO. Sono stati ascoltati attentamente, sono stati molto applauditi. Hanno fatto molto riflettere le loro parole e hanno messo in discussione molte certezze. Hanno paura i nostri ragazzi per il futuro. Nutrono seri dubbi sul fatto di avere possibilità concrete di poter lavorare nel proprio ambito. Pensano che il proseguire nello studio dopo l’Esame di Stato, sia una perdita di tempo…riflettono sempre più spesso sull’idea di trasferirsi all’estero. Ecco le loro riflessioni con le quali chiedono aiuto.

I nostri passi nel futuro

Ringraziamo gli organizzatori e coloro che ci hanno ospitato per averci coinvolto in questa giornata e siamo lieti di farci da portavoce di tanti nostri coetanei che stanno per affacciarsi al vasto mondo del lavoro. Abbiamo scelto come titolo del nostro intervento “I nostri passi nel futuro” perché, essendo quasi totalmente ignoranti riguardo il mondo del lavoro, necessitiamo di essere informati ed istruiti passo passo per saperci muovere bene in esso, proprio come un bambino che inizia a muovere i suoi primi passi. La tematica del lavoro tocca in maniera particolare noi ragazzi che abbiamo scelto di frequentare un istituto professionale, che di fatto ha il compito di istruirci in maniera diretta per poter esercitare una professione. Ci piacerebbe moltissimo poter dire che una volta superato l’esame di Stato noi avremo concrete possibilità di esercitare il lavoro per il quale abbiamo studiato. In realtà non abbiamo neanche gli strumenti per poter affermare che avremo serie opportunità di trovare una qualsiasi occupazione. Basta guardarci intorno per vedere che la disoccupazione è un fenomeno in continua e rapida crescita e in maniera particolare nel nostro Paese. Perché siamo arrivati a questo punto? E perché stiamo lasciando che questo accada? È nostro, dei giovani, il compito di riscattare il diritto al lavoro, ma non abbiamo l‘incoraggiamento adatto da parte delle istituzioni. I giovani che desiderano aprire una propria impresa non ricevono alcun aiuto, anzi vengono sommersi di burocrazia, sono costretti a seguire un iter interminabile che finisce per scoraggiare la buona volontà; i rari casi in cui si riesce ad aprire una piccola impresa si è immediatamente sommersi da tasse insostenibili che rendono impossibile andare avanti. Alla luce di questo potremmo caricarci di umiltà e andare a cercare un posto in una grande azienda, ma abbiamo possibilità di riuscire in questo? La maggior parte di noi no, nessun imprenditore in questo momento di crisi può permettersi di assumere un giovane inesperto perché sarebbe per lui una perdita di tempo e denaro. A questo punto cosa ci resta? L’unica soluzione è andare a tentare la fortuna all’estero, ma questo richiederebbe preventivamente un investimento che non tutti possono permettersi. Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione alquanto spinosa, è molto facile dati questi presupposti, che tra qualche decennio saremo tutti “bamboccioni” a casa ancora dipendenti dai genitori e non saremo mai pienamente autosufficienti. Troppi giovani stanno rinunciando ad inseguire il proprio sogno di vita, ad esempio: stiamo prendendo in seria considerazione l’idea di non proseguire un percorso di studi accademico o universitario perché sarebbe soltanto uno spreco di tempo e denaro. I fatti a cui ogni giorno assistiamo ci portano a pensare che una laurea non serve più a nulla, perché non avremo comunque opportunità lavorative adeguate, di riflesso nel mondo del lavoro si immettono persone sempre meno preparate o poco competenti e finisce tutto per diventare un circolo vizioso decisamente preoccupante. Quello che i giovani stanno chiedendo a gran voce è aiuto, da parte di chi ha davvero gli strumenti per far si che la situazione si risollevi, vorremmo che le istituzioni si soffermassero a pensare a cosa dovrebbe avere la precedenza, e noi crediamo siano i giovani e il poter assicurare loro un dignitoso avvenire. Siamo noi il futuro del nostro Paese, e vorremmo concretamente sperare di poter realizzare i nostri sogni per aspirare ad una vita più felice. Se l’unità di misura del progresso è la felicità di una popolazione, noi non viviamo affatto in un paese progredito e di questo noi giovani soffriamo molto…

Di: Alessandro Belardi
Azzurra Mastrantonio
Sara Laudati

 

 

 

 

 

 

 


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